Chirurgia maxillo-facciale – prestazioni

Chirurgia oncologica e microchirurgia ricostruttiva: la chirurgia oncologica del distretto cervico-facciale è quella branca chirurgica che ha come fine quello di asportare con un adeguato margine di tessuto sano neoplasie, sia benigne che maligne, che si estrinsecano a livello del testa-collo, che coinvolgono differenti strutture anatomiche e, nel caso di quelle maligne, eventualmente associare una linfoadenectomia selettiva del territorio anatomico di pertinenza. Eventuali deficit morfo-funzionali post-ablativi dovranno essere quindi gestiti con adeguate tecniche ricostruttive sia convenzionali che microchirurgiche.
La microchirurgia ricostruttiva è oggigiorno una tecnica multidisciplinare che permette di ricostruire un difetto con tessuto autologo (ossia del paziente stesso) vitale, vascolarizzato da un suo asse artero-venoso, che viene prelevato da un sito donatore, innestato in un sito ricevente e quindi rivascolarizzato – viene eseguita una anastomosi arteriosa e venosa al microscopio che permette l’ossigenazione del tessuto trapiantato.
Con la microchirurgia ricostruttiva possono anche essere ricostruiti nervi periferici, in questo caso del volto, e rispristinata la motricità o la sensibilità del distretto affetto da patologia. Ovviamente risulta fondamentale rispettare tempi di intervento adeguati per ottenere la migliore risposta biologica e quindi guarigione clinica.

Chirurgia correttiva della paralisi facciale: la chirurgia della paralisi facciale ha molteplici fasi, target di intervento e strategie riabilitative. Il chirurgo di riferimento sarà pronto ad offrire una gamma di opzioni in relazione alle aspettative del paziente oltre che alla patologia da cui è affetto.
I tempi di intervento diventano in questo ambito cruciali perché intervenire tardi rispetto alla lesione nervosa significa avere minori chances di guarigione o dover ricorrere a tecniche chirurgiche che comportano minore efficacia di risultato: intervenire entro 1 anno dalla lesione nervosa dovrebbe essere il gold standard mentre 2 anni rappresenta il tempo ultimo dopodichè il tessuto muscolare va incontro a degenerazione adiposa perdendo definitivamente la sua capacità contrattile.
Innanzitutto il primo passo è salvare l’occhio ed evitare l’ulcera corneale. Ciò viene di solito ottenuto rispristinando il sigillo palpebrale, generalmente con innesto cartilagineo a livello della palpebra inferiore e peso customizzato paziente specifico in platino-iridio alla palpebra superiore. Possono essere associate procedure ancillari come la cantopessi laterale, il lifting diretto del sopracciglio, etc.
Secondariamente si può passare alla riabilitazione della contrattilità facciale o mediante cross-face nerve graft (segmenti nervosi vengono cablati dal lato sano a quello malato) o mediante functional muscle transfer (un muscolo rivascolarizzato ed innervato viene trasferito a livello dell’emifaccia paretica mediante tecnica microchirurgica). Tali procedure possono richiedere un unico o più tempi chirurgici.

Chirurgia orbitaria, orbito-palpebrale e delle vie lacrimali (tradizionale ed endoscopica): la chirurgia orbitaria è quella parte della chirurgia pertinente a tutto ciò che è al di fuori del globo oculare e della muscolature estrinseca dell’occhio. Si può andare da tumori orbitari a ricostruzione delle pareti orbitarie stesse, anche con tecnica custom-made, creando protesi paziente specifiche uniche per quel difetto.
La chirurgia orbito-palpebrale e delle vie lacrimali attiene a tutte quelle patologie che si estrinsecano a livello delle palpebre e delle vie lacrimali stesse, dal calazio ai tumori palpebrali, alle dacriocistiti, alle anomalie di posizione delle palpebre stesse, alla dermatocalasi, etc.
La chirurgia delle vie lacrimali potrà essere indirizzata a correggere patologie dei canalicoli, del sacco lacrimali o del dotto naso-lacrimale e quest’ultimo potrà essere aggredito sia endoscopicamente attraverso il naso che per via tradizionale transcutanea.

Chirurgia delle ghiandole salivari: la chirurgia delle ghiandole salivari ha come bersaglio sia le ghiandole salivari maggiori, come parotide e sottomandibolare, che le ghiandole salivari minori che tappezzano tutta la cavità orale e che spesso possono dare segno di sé. La patologia più frequente a livello delle ghiandole salivari maggiori è rappresentata dai tumori benigni come l’adenoma pleomorfo ed in cistoadenolinfoma o tumore di Warthin.
Sono entrambi frequenti e non danno metastasi a distanza ma possono (più l’adenoma pleomorfo) avere una elevata tendenza alla recidiva.
Le opzioni di trattamento sono rappresentate dalla enucleoresezione e dalla parotidectomia superficiale. E’ possibile eseguire tutto mediante approccio estetico tipo face-lift senza creare una deformità marcata e senza avere deficit funzionali, anche di tipo sensitivo.
Le neoplasie maligne delle ghiandole salivari sono più frequenti a livello delle ghiandole salivari minori e richiedono un trattamento più aggressivo come asportazione radicale con svuotamento linfonodale del collo.
La parotidectomia totale sarà riservata alle neoplasie maligne della ghiandola parotide o alle recidive di adenoma pleomorfo.
A livello delle ghiandola salivari minori sono molto frequenti i mucoceli, o cisti da ritenzione mucosa, il più delle volte ascrivibili a trauma da masticazione o parafunzione. La soluzione è chirurgica.

Patologia neoformativa non neoplastica dei mascellari: tale patologia è rappresentata da tumori (tumor = tumefazione) del tessuto osseo o da neoformazioni cistiche di origine disembriogenetica o odontogena. Tutte queste hanno una soluzione chirurgica rappresentata dalla asportazione della neoformazione con adeguato margine di tessuto o limite chirurgico.

Chirurgia preprotesica ed implantare: tale branca della chirurgia maxillo-facciale è volta alla ricostruzione/ripristino della componente ossea dei mascellari ai fini pre-implantari. Piccoli difetti potranno essere affrontati mediante l’utilizzo di osso sintetico o semi-sintetico di derivazione animale.
La riabilitazione di difetti tridimensionali prevede il prelievo di tessuto osseo che potrà essere autologo, ossìa del paziente, oppure omologo, cioè da donatore umano. Si potrà ricorrere a differenti siti di prelievo sia in ragione della densità che della quantità di tessuto necessaria a colmare il difetto, prevedendo quindi loci endorali, come l’angolo mandibolare, o extraorali, come cranio/calvaria o cresta iliaca.
Per difetti estremi potrà essere valutata una ricostruzione microchirurgica con lembo libero di perone/fibula, femore, scapola o cresta iliaca microvascolare del paziente.
Una volta ricostruita la compagine ossea si potrà provvedere alla riabilitazione implanto-protesica, ossìa al posizionamento degli impianti endossei su cui poi l’odontoiatra curante potrà confezionare un manufatto protesico adeguato. La recente comparsa in commercio di impianti zigomatici, ossìa che si inseriscono nell’osso zigomatico, non richiedendo quindi una ricostruzione mascellare importante, permette nell’anziano eccellenti riabilitazioni con una spesa biologica (discomfort, difficoltà di guarigione, gonfiore e dolore post-operatorio) modesta.

Chirurgia ortognatica: la chirurgia ortognatica è la prima chirurgia maxillo-facciale in quanto tale. Prevede il ripristino dei corretti rapporti occlusali e prevede una preparazione ortodontica al fine di posizionare gli elementi dentali in modo che, dopo aver riposizionato le basi ossee, siano in corretta occlusione: l’ortodontista-dentista prepara le arcate con l’apparecchio ortodontico e poi il chirurgo maxillo-facciale compie l’intervento secondo una pianificazione individualizzata sulla base delle discrepanze estetico-funzionali da cui è affetto il paziente. Il risultato porterà quindi ad un miglioramento dell’estetica del volto, del sorriso e della funzionalità dell’apparato stomato-gnatico.
A completamento della riabilitazione facciale potrà essere considerata una mentoplastica complementare e/o una rinosettoplastica funzionale.

Chirurgia rinologica: la chirurgia rinologica o “chirurgia del naso” è rappresentata da quella serie di atti chirurgici volti alla correzione di patologie del naso “interno”, inteso come cavità narinali, e del naso “esterno”, rappresentato dalla volta ossea e cartilaginea, dalla punta nasale e dalla cute di rivestimento. Solitamente il chirurgo utilizza approcci nascosti o poco visibili se non quando deve affrontare neoplasie cutanee nasali o deformità acquisite.
La correzione del naso interno è primariamente volta a ripristinare l’anatomia interna in modo da permettere il corretto flusso aereo nasale, eliminare fastidiosi trigger points endonasali come nella Empty Nose Syndrome. La correzione della componente esterna di supporto ha la funzione di agevolare la funzionalità valvolare, ottimizzare l’aspetto estetico e la vita di relazione del paziente. Ogni atto chirurgico rinologico comporta una imprescindibile considerazione della componente funzionale ma anche estetica della problematica clinica.

Chirurgia estetica: il chirurgo maxillo-facciale è chiamato quotidianamente a prendere in considerazione l’aspetto e la valenza estetica di ogni suo atto chirurgico. Il volto rappresenta la porta attraverso cui la persona si relaziona con il mondo e con la sua interiorità. L’estetica non è fine a se stessa ma parte integrante con la funzione. Trattamenti combinati pluridistrettuali che correggano asimmetrie, discinesie e patologie vere e proprie vengono spesso associate nel tentativo di raggiungere un risultato gradevole ma soprattutto funzionale.

Endoscopia diagnostica e chirurgica del distretto cranio-facciale: l’avvento della fibra ottica in medicina ha permesso di ottenere un ausilio estremamente importante non solo durante la fase diagnostica ma anche in quella chirurgica. Problemi nascosti sono diventati evidenti. Piccolissimi accessi chirurgici o l’utilizzo di cavità naturali, come le fosse narinali, permettono di ridurre le cicatrici il più possibile o di posizionarle in siti dove siano difficilmente ritrovabili, contenere i danni chirurgici a nervi sensitivi ed utilizzare piani di dissezione esangui, riducendo la necessità di posizionare drenaggi e quindi la degenza post-operatoria.
Sicuramente la metodica non è per professionisti inesperti ed il training è abbastanza lungo e quotidiano ma gli sforzi vengono sempre premiati con risultati positivi.

Planning chirurgico virtuale per ricostruzioni custom-made di difetti congeniti e/o acquisiti: La recentissima tecnologia di autosegmentazione e prototipizzazione sta permettendo procedure prima impensate e risultati eccezionali: il trasferimento delle indagini cliniche del paziente in opportuni software fa sì che si riesca a creare uno scheletro virtuale su cui poi il chirurgo stesso è in grado di simulare una resezione, condizionare uno spostamento scheletrico, simulare una ricostruzione microvascolare dei mascellari con lembo di fibula. Il planning viene quindi discusso in web session con un ingegnere che ha il compito di trasferire quanto il chirurgo ha pianificato in una serie di guide di taglio (dime di taglio) e in una protesi/placca in titanio paziente specifica.
Il presidio così creato è individuale ed esclusivo ed è portato sterile in sala operatoria dove sarà utilizzato per correggere la problematica clinica esattamente come abbiamo definito anticipatamente.